SCHEDA LIBRO
- Titolo originale: CAPITALIST REALISM
- Titolo italiano: REALISMO CAPITALISTA
- Autore: Mark FIsher
- Categoria: Crescita personale
REALISMO CAPITALISTA
CAPITOLO 1
Si discute la pervasività del capitalismo, considerato l’unico sistema economico e politico possibile. T.S. Eliot sostiene che senza un futuro, anche il passato perde significato, rendendo sterile una cultura che non evolve. Badiou critica l’ingiustizia del capitalismo, che valuta ogni vita in termini monetari, e giustifica le sue brutalità confrontandole con situazioni peggiori. Nietzsche, invece, parla di un’epoca “satura di storia” e autoironica, che porta al cinismo e alla decadenza dell'”Ultimo Uomo”, incapace di immaginare alternative al capitalismo.
Negli anni ’80 esistevano alternative al capitalismo, come il socialismo, ma oggi prevale un ambiente sterile sia culturalmente che politicamente, grazie anche alla politica di Margaret Thatcher. Jameson osserva l’assorbimento dei temi modernisti nella cultura popolare e la successiva critica al modernismo in nome della diversità e della molteplicità. Senza un “fuori” da colonizzare, il capitalismo fatica a mantenersi, e per i giovani di oggi non esistono alternative: il capitalismo occupa tutto l’orizzonte del pensabile.
Kurt Cobain è citato come l’ultima voce di opposizione a un sistema che anticipa e mercifica ogni innovazione. La sua morte simboleggia la sconfitta delle aspirazioni utopiche del rock, superato dall’hip hop, che riflette una realtà brutalmente riduttiva e segnata dall’instabilità economica e dal razzismo istituzionalizzato. Nell’hip hop, il termine “reale” rappresenta sia l’autenticità musicale sia una realtà sociale di precarietà lavorativa e sfruttamento, dove le grandi aziende preferiscono ridurre il personale stabile a favore di lavoratori part-time e freelance senza diritti.
CAPITOLO 2
Il capitalismo ingloba le critiche anticapitaliste, esemplificate dal film “Wall-E”, dove la distruzione della Terra è causata da una multinazionale. Questa ironia, però, non mette in crisi il capitalismo, ma lo sostiene, permettendoci di continuare a consumare senza sensi di colpa. L’ideologia dominante è il cinismo, che ci rende ciechi di fronte al potere della fantasia ideologica: anche con un distacco ironico, perpetuiamo le azioni capitaliste. Il capitalismo, struttura impersonale, esiste grazie alla nostra cooperazione. L’idea che le donazioni possano risolvere la fame nel mondo è un’illusione; è necessaria una ristrutturazione sistemica e politiche che limitino sprechi e inquinamento.
CAPITOLO 3
Il capitalismo sfrutta la catastrofe ambientale per scopi di marketing, spingendo al consumo. Questo sistema contribuisce al disastro ecologico, poiché la crescita continua erode risorse, contraddicendo la sostenibilità. Le malattie mentali, come la depressione, sono in aumento. Oliver James, nel suo libro “Il capitalista egoista”, evidenzia una correlazione tra la sofferenza mentale e il capitalismo neoliberale in paesi come Gran Bretagna, Stati Uniti e Australia. Il capitalismo, invece di essere funzionale, risulta disfunzionale, con costi elevati per mantenerne l’apparenza di efficienza. La persistenza della burocrazia dimostra le reali complessità del capitalismo.
CAPITOLO 4
La situazione degli studenti britannici, che hanno smesso di protestare contro le politiche neoliberali, rassegnati alla loro impotenza riflessiva: sanno che la situazione è negativa, ma credono di non poterla cambiare. Questa rassegnazione ha contribuito a un aumento della depressione e di altre malattie mentali, colpendo anche i più giovani.
La depressione non deriva dalla mancanza di piacere, ma dalla continua ricerca di esso. I giovani si trovano stretti tra il vecchio ruolo di soggetti disciplinati e il nuovo status di consumatori di servizi. Secondo Burroughs, il controllo esterno è garantito dalla sorveglianza interna, implicando che il controllo funziona solo con la complicità degli individui.
Nei college, il sistema disciplinare tradizionale è scomparso, sostituito da obiettivi basati su risultati accademici e tassi di frequenza. Gli studenti reagiscono a questa libertà non con progetti propri, ma con attività ricreative come marijuana e videogiochi. Sono troppo connessi per concentrarsi e trovano noiosa la lettura, effetto delle logiche limitanti di un sistema disciplinare in declino.
Il capitalismo costringe entrambi i genitori a lavorare, delegando agli insegnanti il ruolo di surrogati familiari. Sebbene la frequenza al college non sia obbligatoria, la mancanza di opportunità lavorative interessanti e l’incoraggiamento cinico delle istituzioni rendono il college l’alternativa più sicura.
Zizek sostiene che essere “smart” significa essere dinamici e nomadi, contrastando la burocrazia centralizzata. Il capitalismo ha frammentato la vecchia classe operaia senza una riflessione su nuove tattiche postfordiste. Negli Stati Uniti, le politiche neoliberali hanno aumentato drasticamente il reddito dell’1% più ricco, accentuando le disuguaglianze economiche.
In sintesi, evidenzia la rassegnazione e la depressione dei giovani, la trasformazione del sistema educativo e le crescenti disuguaglianze economiche causate dal capitalismo neoliberale.
CAPITOLO 5
Le conseguenze del nuovo capitalismo sulla vita personale e affettiva, evidenziando come la riorganizzazione postfordista del lavoro imponga flessibilità e un costante miglioramento personale per mantenere l’occupazione. Questo crea un ambiente di instabilità che spinge a rifugiarsi nella famiglia, contraddittoriamente necessaria per la riproduzione della forza lavoro e per alleviare le ferite psichiche, ma anche minata dal sistema stesso, che impedisce ai genitori di trascorrere tempo con i figli e alimenta tensioni tra i partner.
Nelle fabbriche fordiane, i lavoratori erano separati e comunicavano solo durante le pause, ma nel postfordismo la comunicazione diventa parte integrante del lavoro. Norbert Wiener descrive questo fenomeno come un legame tra comunicazione e controllo. Il capitalismo è definito da cicli di espansione e crisi, alimentando un’oscillazione bipolare tra euforia e depressione economica, influenzando profondamente gli umori della popolazione.
Uno studio inglese citato da James mostra un aumento del tasso di morbilità psichiatrica tra il 1977 e il 1986, con un incremento dal 22% al 31%. Le politiche neoliberali, che James definisce “capitalismo egoista”, sono ritenute responsabili di questo aumento. Il capitalismo egoista promuove l’idea che ogni aspirazione sia realizzabile, ma in realtà le opportunità di mobilità sociale sono diminuite dagli anni ’70. La delusione è alimentata dalla convinzione che chiunque possa diventare un magnate come Bill Gates, nonostante le probabilità siano in calo.
Il capitalismo contemporaneo depoliticizza la malattia mentale, trattandola come un problema chimico-biologico individuale, il che avvantaggia enormemente il sistema. Questa prospettiva non solo promuove un’individualizzazione atomizzata, ma crea anche un mercato redditizio per le multinazionali farmaceutiche, che offrono psicofarmaci come soluzione.
CAPITOLO 6
Le misure burocratiche si sono intensificate sotto il regime neoliberale, che pure si presenta come antiburocratico. Questo paradosso si manifesta attraverso una nuova burocrazia fatta di obiettivi, target, mission e risultati, dove il controllo centralizzato è dominante. Un esempio è fornito da uno studio britannico che sottolinea come ci sia più impegno nel rappresentare correttamente i servizi piuttosto che nel migliorarli effettivamente. Questo fenomeno è definito “stalinismo di mercato”, dove l’apparenza dei risultati conta più della loro concretezza.
In Gran Bretagna, l’ansia degli studenti di superare gli esami è diventata preminente, poiché l’insegnamento si focalizza esclusivamente su questo obiettivo, a discapito di un impegno più ampio nella materia di studio. Negli ospedali, le procedure di routine sono preferite agli interventi urgenti e seri per raggiungere più rapidamente i target imposti.
Nel tardo capitalismo, le immagini e le sensazioni circolanti hanno un valore autonomo. Questo è evidente nel mercato azionario, dove il valore delle compagnie è determinato più dalle aspettative future che dalla produzione reale. Un caso emblematico è quello del gioielliere Gerald Ratner, che definì i suoi prodotti di bigiotteria economica “una schifezza totale”, causando un crollo delle vendite e la perdita del suo posto.
Gli spettatori, integrati in un circuito che mira ai loro desideri e passioni, vedono questi desideri riflessi come quelli del Grande Altro. I sistemi di feedback cibernetici sono ormai parte integrante di molti servizi, compresi istruzione e amministrazione pubblica, alimentando una burocrazia postfordista.
La quantificabilità, fusione di relazioni pubbliche e burocrazia, usa dati promozionali per aumentare il prestigio degli istituti scolastici. Gli insegnanti trovano frustrante il dover impressionare il Grande Altro, che colleziona e consuma questi dati, spesso privi di significato e applicazione reale.
CAPITOLO 7
Il realismo capitalista ci impone di accettare una realtà infinitamente plastica e mutevole. Secondo Jameson, questa “realtà” assomiglia alle infinite opzioni di un documento digitale, sempre modificabile. Il capitalismo ha omologato i gusti delle persone, rendendo i marchi indistinguibili con loghi bianchi e neri. I disturbi della memoria illustrano bene i glitch del realismo capitalista, dove dimentichiamo e ci dimentichiamo di aver dimenticato. Questo crea una coerenza basata su false memorie, che maschera anomalie e contraddizioni, permettendo al capitalismo di funzionare senza intoppi.
CAPITOLO 8
Nel capitalismo globale, il potere decisionale è ormai un insieme nebuloso di interessi aziendali irresponsabili. Anche se le persone sanno che non è il governo a governare, continuano a pensarsi come cittadini. Questa dissociazione feticista riflette l’impensabilità dell’assenza di un vero centro di controllo. Le cospirazioni esistono, ma sono permessi dalle strutture profonde del sistema. Cambiare la classe manageriale non risolverebbe i problemi poiché i difetti sono sistemici. Da un lato, solo gli individui sono considerati eticamente responsabili; dall’altro, le cause degli abusi sono sistemiche. La vera sfida è sanzionare strutture impersonali come le aziende, che, sebbene trattate legalmente come persone, non sono individui umani. Le aziende sono espressioni del Capitale, non agenti occulti.
CAPITOLO 9
La crisi del conformismo culturale nel contesto del declino della figura paterna autoritaria. Žižek interpreta questa fine come una drammatizzazione della perdita di autorità del Padre, mentre Spinoza vede la libertà come una conquista possibile solo attraverso la comprensione delle vere cause delle nostre azioni. La televisione moderna, secondo Mark Ravenhill, funziona come un sistema di orientamento emotivo che rinchiude gli individui nei propri sentimenti, anziché educarli e sfidarli. Il ruolo dei media pubblici dovrebbe essere quello di emancipare le persone dalla loro prigionia individualistica.
Adam Curtis critica l’internet per aver creato comunità chiuse che confermano i propri pregiudizi, sebbene i blog abbiano generato discorsi nuovi. Il tardo capitalismo è dominato dalla paura e dal cinismo, che alimentano il conformismo e la ripetizione. La crisi del 2008 ha rivelato l’impensabilità di un’alternativa al capitalismo, mostrando il neoliberismo come un progetto ormai screditato e inerziale.
La sinistra, secondo l’autore, è spesso troppo legata ai dibattiti storici e deve invece concentrarsi su una pianificazione futura credibile. La crisi attuale dovrebbe essere vista come un’opportunità per il rinnovamento, con la sinistra che deve diventare un rivale del Capitale piuttosto che una semplice reazione.
Una delle sfide principali è la riduzione della burocrazia e l’affermazione dell’autonomia dei lavoratori contro il controllo manageriale. Insegnanti e docenti dovrebbero trovare nuove forme di lotta che non danneggino gli studenti, ma colpiscano manager e dirigenti. La gestione collettiva deve essere sperimentata e praticata per trovare soluzioni efficaci.
MAPPA MENTALE:



